Critica d'arte

Alexandra von Burg

The colors of life

 

A cura del  Prof. Luca Caricato - marzo 2022

 

Alexandra von Burg vive e crea in Ticino. Nel 2000 intraprende da autodidatta il suo importante percorso artistico. Comincia dipingendo sulla seta per passare ben presto alla pittura acrilica su tela utilizzando tecniche miste e nuove sperimentazioni che dal 2001 presenterà in diverse manifestazioni artistiche di rilevanza nazionale ed internazionale.

 

Nel 2002 diventa membro dell'Associazione Pittori & Scultori Ticinesi. Ama la sua terra, le sue montagne, l'intimità di quei luoghi che condivide con i suoi piccoli allievi del corso di pittura da lei ideato e rivolto ai bambini del posto che ospiterà nel suo atelier a Tesserete. L'ambiente ticinese l'avvolge e la protegge e allo stesso tempo lei avvolge e protegge quella splendida cornice realizzando diversi murales in edifici pubblici e case private. Le sue opere si combinano nel paesaggio, vivono nelle case, sulle pareti, così da rendere la sua attività un prolungamento della sua anima. La sua ricerca cresce con lei e con lei si evolve anche il suo ambiente.

 

Benchè Alexandra confessa di amare la solitudine e di aver bisogno dei suoi spazi, dal 2014 al 2021 non disdegna di assumere il ruolo di Presidente dell'Associazione Pittori & Scultori Ticinesi. Il ruolo le permetterà di apportare ulteriori contributi sociali e culturali alla sua comunità. Anima solitaria che ama la gente, legata al mondo da un filo invisibile, discreto e sottile ma allo stesso tempo resitente come la fibra tessile che si ricava dal bozzolo del baco da seta. In lei si perpetuono le stesse dinamiche di vita del baco che si chiude nel suo bossolo, nella sua casa, isolato dal mondo, per produrre il suo prezioso tessuto naturale in estremo isolamento. Solo al termine del suo lungo lavoro di tessitura, l'artista ormai crisalide, è pronta per l'esposizione, per incontrare il pubblico.

 

Solo adesso si puo' aprire all'ultima metamorfosi: la farfalla. Questi esseri stupendi sfoggiano la loro bellezza per poche ore così come la gloria degli artisti che godono del contatto e del riscontro del pubblico per il tempo della durata delle loro mostre. Alexandra vive serenamente di queste contraddizioni armoniche che caratterizzano la sua arte oltre che la sua vita: ci racconta e ci dipinge il mare ma vive tra le montagne, dipinge per se stessa rifuggendo nell'amata solitudine ma non disdegna le manifestazioni pubbliche purchè siano brevi come la vita di una falena. Nella sua pittura l'elemento più importante è il colore che rappresenta, sempre, il suo stato d'animo che può essere contenuto ma non dominato dalle forme.

 

Il blu delle sue opere non si lascia catturare dai moderni apparecchi fotografici; va visto dal vivo altrimenti si perde, e anche se è del cielo o del mare non sempre sono il frutto di uno stato sereneo dell'animo. Il rosso, invece, è quasi sempre assente. Per quel poco che compare è protagonista, prepotente e cupo, ieratico e riflessivo. Così come le sue maschere, sculture austere che celano la figura umana e indefinita nelle sue opere.

 

L'arte è esigenza e l'esigenza di Alexandra von Burg è di sacrificarsi ad ogni opera come il ciclo vitale di una farfalla.


ALEXANDRA VON BURG

 

A cura di Emanuela Rindi - ottobre 2017

 

 

La straordinaria libertà creativa di Alexandra von Burg sfugge, intenzionalmente, ad ogni possibile definizione tradizionale; il suo intenso e appassionato sperimentalismo la porta infatti a spaziare dal figurativo all'astratto, da una pittura di superficie ad una resa esplicitamente materica, dalla scelta di soggetti estrapolati dal reale alla rappresentazione di elementi e di contesti che ci trasportano in un'atmosfera fantastica, ideale, luminosa, pervasa da un'energia positiva dal fascino misterioso.

 

La forza attrattiva delle sue composizioni conduce immediatamente l'occhio dell'osservatore su pochi elementi essenziali, sapientemente individuati, per poi lasciarci liberi di spaziare seguendo un movimento -a volte radiale e a volte ondivago- che ci conduce alla scoperta dei tanti, molteplici, dettagli che compongono l'opera. Un piacere sensoriale ci guida verso la brillantezza dei colori tersi, puri, intensi, declinati in suggestivi accordi cromatici che a volte sfumano con delicatezza da un tono ad un altro e altre volte si fronteggiano valorizzandosi a vicenda. Le sue immagini sono vivaci, potenti, vivono di contrasti; non potremmo definirle “armoniose” eppure i singoli dettagli sono disposti secondo un'architettura ben calibrata che li racchiude in un equilibrio precario, dinamico, mutevole. Le opere stesse raccontano la loro creazione, mostrando la successione temporale delle diverse fasi attraverso la stratificazione della materia pittorica, delle velature di colore, delle sgocciolature, dell'inserimento di motivi grafici di tipo segnico, di interventi che si dispongono uno accanto all'altro, uno dopo l'altro, secondo un moto dell'animo che da impulsivo diventa sempre più riflessivo, da inquieto si fa disteso, man mano che le singole energie convergono in una visione completa e unitaria.

 

Al di là della scelta dei diversi soggetti e dei generi indagati, è forse proprio in questo ritmo incalzante che possiamo identificare l'unicità di Alexandra, ravvisare il suo impegno nel sovvertire l'ordine prestabilito tra le cose per scuotere le coscienze dal torpore rassicurante delle abitudini, nel tentativo di risvegliare la capacità immaginativa che molti di noi hanno sepolto sotto il peso della quotidianità. L'artista non impone ma suggerisce, offre spunti visivi e intellettuali sapendo che saranno poi liberamente interpretati.

 

Nella serie dei paesaggi invita ad immergersi in una natura incontaminata, ad assaporare la vastità degli spazi, la loro sospensione temporale ed il silenzio che li avvolge. Tutto predispone alla contemplazione: il grande formato della tela, la linea dell'orizzonte, il cielo plumbeo squarciato da un bagliore luminoso o acceso da un tramonto vivissimo, le canne mosse dal vento, le increspature di colore che creano interessanti effetti di luce e di ombra. Le atmosfere marine del nord Europa rimandano ad un'idea di natura selvaggia, orgogliosa e indomabile; i panorami collinari appaiono più dolci e sereni, in virtù dei morbidi profili dei declivi e degli alberi, di un delicato  sfondamento prospettico, della scelta di toni più caldi e tersi, di una maggiore interpretazione in chiave astratta. Sempre in chiave astratta e materica sono alcune visioni urbane: scorci di borghi dal carattere antico in cui la pittrice sollecita, ancora una volta, la fantasia a rincorrere elementi realistici e descrittivi distinguendoli da altri elementi, dichiaratamente irreali, dall'aspetto talvolta fiabesco.

 

Nel corso degli anni Alexandra von Burg ha elaborato un alfabeto iconografico personale, fortemente simbolico, che caratterizza una serie di dipinti di medio e piccolo formato in cui l'artista dà libero sfogo all'espressività creativa. Attinge all'immaginario collettivo per estrapolare simboli universali dotati di una immediata riconoscibilità per reinterpretarli, secondo il suo stile e secondo la nostra sensibilità contemporanea, in contesti nuovi. E' emblematica, in questo senso, la scelta del quadrato visto come la rappresentazione di uno stile di vita banale e ripetitivo, ordinato e pertanto scontato, contrapposto al cerchio che, al contrario, rappresenta da sempre l'equilibrio ma anche la circolarità della vita. Visto come simbolo vitale, per trasposizione conferisce la propria forma anche ad elementi come gli alberi e i fiori oltre, naturalmente, alla luna, ai pianeti e alle stelle. Il cerchio può essere una campitura piatta o una sfera, può circoscrivere un perimetro o generare una spirale; in ogni caso, conferisce alla dinamicità della composizione un movimento che non è mai lineare, non è mai prevedibile.

 

In queste dimensioni sospese, fantastiche, dominate da forze ed energie ancestrali, trova spazio, talvolta, anche la figura umana. Quando compare, assume il ruolo da protagonista. Ha le sembianze di una silhouette esile e slanciata, definita nella parte alta del corpo e appena accennata nella parte bassa, tagliata dalla cornice del dipinto. Il volto è volutamente irriconoscibile, nascosto da una maschera; quella maschera che indossiamo tutti i giorni, non tanto per nasconderci quanto per proteggerci, per sfuggire ai giudizi e ai pregiudizi. Quella maschera che dopo aver offerto un riparo sicuro diventa col tempo soffocante ed opprimente. Quella maschera che Alexandra ci invita a levare per respirare nuovamente, liberamente, la stupefacente bellezza della vita che ci circonda.

                                                                                                       

                                                                                                         

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